Difetto - Il Blog di Martola

Ho avuto poco fa una conversazione con una mia amica.

sì lo so, sembra di nuovo l’inizio di RadioFreccia o dell’altro post, ma non è così. Almeno, non del tutto.

Ho avuto poco fa una conversazione con una mia amica.
Questa mia amica è una di quelle amiche che c’è sempre, in punta di piedi, sottovoce, senza farti sentire troppo in dovere di fare qualcosa per assecondare la sua presenza, perché sai che lei c’è solo perché vuole esserci, non per ottenere qualcosa in cambio. Come spesso accade con le persone così, quelle che ci sono senza chiedere e che sentono senza volere tutto quello che stai sentendo tu, si sentono fragili. Esposte. E infatti è successo che si è beccata della materialista e della superficiale.

Ora, se è vero tutto quello che vi ho scritto di lei – e lo è perché il troppo amore comunque non mi impedisce di essere oggettiva – sarà chiaro come queste caratteristiche non le appartengano nemmeno alla lontana. Fatto sta che si è sentita molto esposta e ne uscita ferita da questa conversazione, avuta con uno tutt’altro che empatico, delicato e accurato nelle valutazioni.

Chissà perché questi tipi di persone attraggono sempre questi animali. Sembra che fiutino da lontano l’empatia e si nutrano dell’ebrezza che provoca il pensiero di averli in pugno e poterli distruggere in un solo secondo.

Insomma, dopo essersi beccata della materialista e della superficiale, mi ha detto di sentirsi in difetto.

In difetto rispetto a cosa?
In difetto rispetto a chi?
Chi ti ha insegnato questa cosa?
Quando l’hai provata per la prima volta?
Non hai notato che chi ti ha detto così stava proiettando su di te esattamente quello che pensa di sé stesso e che probabilmente è?

  maggio 28, 2019 - Il Blog di Martola

Queste solo alcune delle domande che avrei voluto farle, ma che mi sono tenuta dentro perché alla fine penso che certe cose – seppur illuminanti e spesso consolatorie – aprano delle voragini che a volte è meglio non andare a stuzzicare.

Quindi, non dicendole niente, ho pensato a quanto possa essere divorante il senso di colpa.
Ma attenzione, non parlo del senso di colpa che ti spinge a chiedere scusa quando hai sbagliato e a fare attenzione a non ferire gli altri, cercando quindi di essere meno egoisti e un po’ più empatici. Non parlo nemmeno di chi confonde la colpa con il sentirsi costantemente “vittima”, che pensa che tutti ce l’abbiano con lui, che pensa che il mondo cospiri dietro le sue spalle, che tutti lo criticano e nessuno lo vuole, ecco, non è vero che chi dice così si sente in colpa. Ha solo bisogno di attenzioni.
Chi si sente davvero in colpa le attenzioni non le vuole, perché se no finisce con il sentirsi in colpa perché – chissà – probabilmente non se le merita quelle attenzioni.

Parlo proprio del senso di colpa esistenziale.
Quello per cui sbagli anche solo a respirare.
Quello che ti spinge a fare sempre meglio per non sentirti uno schifo – e quindi in colpa per non aver fatto abbastanza, per non essere stata bravissima, per non aver fatto come ti avevano detto di fare, per aver respirato, per esserti svegliata la mattina, vestita così, truccata così e pettinata così. Perché diciamocelo, se non fossi esattamente così, non ti sentiresti in colpa, no?

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No, esatto.

Questo senso di colpa qui non ha niente di funzionale, ti spinge solo a voler essere qualcosa di diverso, a non accettarti, a volerti sempre migliorare ma con un tale affanno che poi alla fine ti senti in gabbia e devi solo pregare di non trovare delle persone che – capito questo tuo punto debole – se ne approfittano, spingendoti sempre al limite perché tanto,
non puoi rifiutarti. Perché se no lo sai che succede.

E allora finisce che ti ritrovi con il volere cose che manco vuoi davvero, per il solo gusto di non dire no e di non deludere qualcuno perché senno eccolo lì.
Ti riempi di cose da fare perché se non le fai poi con quel senso lì non ci riesci a dormire e succede la cosa più terribile: ti svegli un giorno e ti chiedi “ma io chi cazzo sono?”

La somma dei desideri degli altri e del tuo senso di colpa, ecco cosa sei.

E non è vero che se ti ci fanno sentire, allora ci sarà una buona ragione.
Non è nemmeno vero che se lo senti da sempre, vuol dire che è così che gira il mondo ed è così che si sentono tutti.
Non è proprio vero che se non lo proverai più perderai la parte di te che ti fa essere così, come sei;
perderai qualcosa, è vero, ma sarà solo la gabbia che ti limita, che non ti fa essere davvero te stessa e accadrà una cosa magnifica: sarai libera.

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Quello che avrei voluto dire alla mia amica, davvero, è che alla fine se c’è davvero un colpevole in tutto questo, se davvero esiste, non sei tu.

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